Forse non tutti sanno che il colore del passaporto non è del tutto casuale e può raccontare qualcosa del Paese di appartenenza. Tra i colori primari – rosso, blu, verde, nero – i primi due sono quelli maggiormente diffusi, naturalmente nelle loro variegate sfumature così come molteplici possono essere i fattori presi in considerazione da un Paese nella scelta del colore: geografici, geopolitici o addirittura religiosi. Pertanto, pur non essendoci un sistema di categorizzazione internazionale, possiamo spingerci nell’ambito delle inferenze.

Il passaporto rosso

Con un’operazione dall'”Economist” definita di “branding“, il rosso è diventato il colore dei Paesi dell’Unione Europea (fa eccezione la Croazia) e quegli Stati che vogliono aderirvi spesso cambiano il colore come è stato per l’eterno candidato della Turchia. Stesso colore per i Paesi della Comunità Andina (CAN), Bolivia, Colombia, Ecuador e Peru, già noti per le strambe velleità europeiste e a cui l’UE ha concesso un regime di preferenze commerciali. Rosso bandiera anche per la Svizzera.

Il passaporto blu

È il colore dei Paesi Caraibici e del Nuovo Mondo. Il blue navy del passaporto statunitense è stato introdotto solo nel 1976 in abbinamento allo sfondo della bandiera (ma gli States cambiano spesso: negli anni ’30 era stato verde, poi divenne rosso e anche nero). Anche i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) vantano il blu, ad eccezione del Venezuela che è nel Mercato Comune del Sud ma aveva aderito ai disegni andini del CAN anche per il passaporto fino al 2006, quando ne uscì.

Il passaporto verde

È il colore caro a molti Paesi islamici e dei passaporti della Comunità economica degli Stati Africani Occidentali (ECOWAS in inglese, CEDEAO in francese), inclusa la Nigeria e il Senegal.

Il passaporto nero

I colori scuri, anche nelle sfumature più profonde del blu e del rosso, possono suggerire una scelta pratica: si prestano meno allo sporco e tendono ad apparire più ufficiali. Botswana e Zambia ma anche Nuova Zelanda hanno passaporti scuri, per la Nuova Zelanda anche perché il nero è un colore nazionale.

Ma sarà il colore a contare? Certo che no. Gli Stati Uniti e la Siria condividono il colore blu, ma mentre il passaporto statunitense è il terzo migliore al mondo per garanzia di passaggio, quello siriano è uno dei peggiori consentendo il passaggio senza visto in appena 32 paesi.

L’esempio della Norvegia

I passaporti appartengono alle persone e, se i governi capissero l’importanza di questo documento per l’identità della nazione, probabilmente userebbero la libertà di scegliere colore e design per definire le proprie caratteristiche senza rinunciare a costruire ponti e alleanze. La Norvegia l’ha capito: nel 2014 ha bandito un contest nazionale ed il risultato è stato un passaporto con una cover dal colore vibrante e disegni paesaggistici minimal dai colori pastello cangianti al buio. Una scelta che fa la differenza: un passaporto così ricorda a chi lo possiede la differenza fra l’aver ricevuto un colore di cittadinanza e l’esser nati o l’aver vissuto intensamente in un luogo ovvero l’amore dei norvegesi per la natura e la loro attitudine a cogliere sempre l’essenza delle cose. Non a caso già sul nascere il “Guardian” l’ha definito un classico.

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Annamaria è una fotografa anarchica nel senso che non sa fotografare e non aspira alla carriera, ma ama viaggiare e, nel tentativo di fissare negli occhi l’anima dei luoghi visitati, scatta ogni volta migliaia di inutili foto alla ricerca del momento topico. Insegna, con più impegno e fortuna, lingua e letteratura inglese presso un liceo della riviera adriatica (trascorrendovi la stagione invernale visto che d'estate preferisce viaggiare). Nel 2015 ha concluso il giro dei 5 continenti, visitando, tra l’altro, Singapore, il Vietnam, l’Australia e la Nuova Zelanda.

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