Durante la scorsa estate ho usato Booking per la prenotazione di circa 30 pernottamenti tra Europa, Florida, Canada, Hawaii e California. Non è stata sempre un’esperienza soddisfacente per tre ragioni (e un’ipotesi finale):

  1. I prezzi degli hotel sono risultati mediamente più alti di 50€ a notte rispetto alle prenotazioni da me fatte su Booking nell’estate 2015 (durante la quale ho visitato, tra l’altro, Singapore, Australia e Nuova Zelanda, tutti Paesi non proprio economici).
  2. Le soluzioni proposte da Booking includevano, accanto a camere d’albergo, anche camere o appartamenti presso privati stile airbnb ma non ben definiti nella denominazione, anzi, alcuni recavano quella fuorviante di “hotel” con un nome inventato appositamente per Booking e probabilmente non regolarmente inviato al registro delle imprese (visto che Booking spesso non rilascia i dettagli di nome cognome e indirizzo del proprietario, pur richiedendo i dettagli della carta di credito del cliente).
  3. Le camere prenotate presentavano “sorprese”: erano con bagno condiviso, laddove erano state descritte con bagno privato; o, peggio, erano vendute con la formula ambigua “assegnate all’arrivo” (che lasciava intendere una vista magari su parcheggio anziché una vista mare o giardino o piscina) e, benché descritte come dotate di bagno privato, ne erano sprovviste all’arrivo.

Ora noi facciamo un’ipotesi e avanziamo una duplice soluzione.

L’ipotesi è che Booking, risentendo della concorrenza di airbnb, sia in difficoltà.

La soluzione è duplice in quanto:

  • Per Booking si profila l’urgenza di reimpostare il database in cui i proprietari di case e gestori di hotel abbiano poco spazio per le ambiguità fuorvianti sopra descritte, onde evitare una serie di probabili class actions internazionali;
  • Per i clienti alla ricerca di un hotel l’unica via d’uscita è rivolgersi a delle OTA (Online Travel Agency, ndr) che offrono un servizio più trasparente e sono delle valide alternative a Booking, tipo Hotels.com o Lastminute.it;

Per la verità ci sarebbe anche un’altra alternativa a Booking, che è rappresentata dal bypassare il pagamento di agenzie e strutture che non offrono più la  garanzia del soddisfacimento di standard alberghieri propriamente detti e affidarsi alla generosità di Couch Surfing (CS), dove potremo essere ospitati gratuitamente per un numero concordato di giorni da persone referenziate che amano accogliere nella propria casa i viaggiatori desiderosi di immergersi pienamente nella vita e nei costumi del posto che stanno visitando.

Se poi, viaggiando con CS, facciamo anche qualche amicizia nel mondo, non abbiamo solo risparmiato. Abbiamo fatto Bingo!

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Annamaria è una fotografa anarchica nel senso che non sa fotografare e non aspira alla carriera, ma ama viaggiare e, nel tentativo di fissare negli occhi l’anima dei luoghi visitati, scatta ogni volta migliaia di inutili foto alla ricerca del momento topico. Insegna, con più impegno e fortuna, lingua e letteratura inglese presso un liceo della riviera adriatica (trascorrendovi la stagione invernale visto che d'estate preferisce viaggiare). Nel 2015 ha concluso il giro dei 5 continenti, visitando, tra l’altro, Singapore, il Vietnam, l’Australia e la Nuova Zelanda.

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